L'idea folle della pinza ad attacchi radiali

1972 - Pinza fissa in due pezzi in alluminio. È la prima pinza moto progettata da Brembo, montata come primo equipaggiamento su moto stradali.


La storia della pinza ad attacco radiale comincia nei primi anni 90 e, come tutte le idee rivoluzionarie e destinate a ribaltare il pensiero dominante, è costellata di difficoltà, diffidenze e anche piccole sconfitte.

In quegli anni, tutte le moto, comprese quelle impegnate nelle massime competizioni racing, sono equipaggiate con pinze freno caratterizzate da un fissaggio assiale rispetto alla forcella. Si tratta della soluzione più naturale, più logica e anche più semplice da realizzare dal punto di vista costruttivo, soprattutto con le forcelle tradizionali dove è sufficiente prevedere 2 orecchie sul gambale fuso.
Per questo motivo, sino agli anni 90, la pinza assiale costituisce il modello da seguire per tutto il comparto motociclistico, rispetto al quale non era minimamente immaginabile pensare a delle alternative.
Nella mente vivace dei tecnici Brembo, tuttavia, comincia a prendere forma un’idea di pinza freno per moto apparentemente rivoluzionaria.

L’Azienda è attiva in Formula 1, dove già dal 1982 sono state introdotte per le monoposto le pinze freno radiali con ottimi risultati.
Grazie all’esperienza accumulata e alla consapevolezza dei vantaggi offerti dal sistema radiale rispetto a quello assiale, gli uomini Brembo iniziano a prendere in considerazione l’idea di applicare anche al mondo motociclistico il concetto dell’attacco radiale mutuandolo dal mondo dell’auto.

Consci dell’audacia dell’idea, prima di realizzare un prototipo, decidono di sottoporre alcuni disegni tecnici a colui che viene ritenuto un vero e proprio guru nel campo motociclistico, un uomo di grande carisma ed esperienza: il responsabile tecnico giapponese del Team Honda Racing.

Purtroppo, la presentazione dei disegni si traduce in una cocente delusione. Il tecnico giapponese della Honda Racing richiude disorientato il plico di disegni che gli era stato sottoposto, allontanandoli con un espressione di sconcerto. Questi non solo era convito della irrealizzabilità della soluzione, ma la considerava addirittura eretica per l’epoca, alla stregua di un volante per auto montato su una moto.
Una bocciatura sentenziata da uno dei massimi esperti del settore avrebbe scoraggiato chiunque, tant’è vero che in Brembo l’idea viene temporaneamente accantonata.

È solo una pausa di riflessione, in realtà.
Gli ingegneri Brembo, infatti, continuano a credere nella loro soluzione rivoluzionaria.
Sono fermamente convinti che la pinza radiale, sfruttando l’attacco sulla forcella, possa irrigidire, oltre alla pinza stessa, l’intero sistema frenante, con un sensibile miglioramento della performance.
Meccanicamente, l'accoppiamento radiale consente una maggiore rigidezza della pinza che, unito ad un posizionamento delle pastiglie meglio definito rispetto al disco, restituisce al pilota una maggiore sensibilità in frenata; un altro vantaggio offerto dal fissaggio assiale è la possibilità di aumentare con estrema facilità il diametro del disco freno.

Passano quindi diversi anni e l’dea viene nuovamente proposta, questa volta all’Aprilia, che proprio in quegli anni si confrontava con i colossi giapponesi nel campionato del mondo 250 ed era costantemente alla ricerca di soluzioni tecniche che la potessero avvantaggiare rispetto agli avversari.

Rinnovato entusiasmo e nuova energia profusa nel progetto si concretizzano in nuovi disegni e test approfonditi.
I tempi sono finalmente maturi, l’Aprilia crede nel progetto e decide di testare il prodotto dal collaudatore Marcellino Lucchi nel corso di test privati sul circuito di Jerez De la Frontera durante il 28 febbraio 1998. A seguito del parere positivo di Lucchi nei giorni successivi sono gli altri piloti Aprilia, Testuya Harada, Loris Capirossi e Valentino Rossi a testare con successo le nuove pinza Brembo. Test che continueranno per tutto l’inverno.

Alla prima gara della stagione 1997 la pinza ad attacco radiale compare nel Campionato Mondiale sull’Aprilia 250. La nuova soluzione tecnica suscita un certo sbigottimento tra gli addetti ai lavori e nel paddock non mancano gli scettici.

Tuttavia, la pinza ad attacco radiale si rivela, immediatamente, un successo.

Nonostante una moto nel complesso non particolarmente competitiva, Harada vince 3 GP e lotta sino alla fine per il titolo mondiale.
Da quel momento, inizia un impiego sempre più massiccio, in pista, della pinza radiale. Tutti i team, compresa la Honda, si convertono rapidamente alla nuova e più efficace soluzione Brembo e lo stesso responsabile tecnico della Honda Racing, con grande stile ed eleganza, ammette di essersi sbagliato, scusandosi con i tecnici Brembo per la reazione tranchant di qualche anno prima.

Dalla pista alla serie il passo è breve e bisognerà aspettare solo qualche anno per vedere la pinza freno radiale diventare di serie su una moto da strada. È il 2002 e ancora una volta la casa di Noale a credere più degli altri nella pinza ad attacchi radiali, lanciando sul mercato la prima moto stradale equipaggiata con questa soluzione: l’Aprilia 1000.
Il resto è storia recente. Sono stati necessari più di dieci anni per assistere alla piena affermazione di questo prodotto.



Oggi, non solo per supersportive e naked, ma persino per le Touring, la pinza ad attacco radiale è una soluzione tecnica imprescindibile.